La domatrice
By: ange

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[STRAIGHT] [TESTICLES]

Di fronte ad un pubblico esclusivamente femminile, una coraggiosa domatrice esibisce i maschi selvaggi che lei stessa ha addestrato. Uno dei maschi tenta di ribellarsi e di violentare la domatrice, ma subisce una terribile punizione che scatena l’eccitazione del pubblico presente.


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La domatrice arriva in città e monta il tendone per il suo straordinario spettacolo, riservato esclusivamente a persone di sesso femminile. Le donne si passano la voce ed accorrono in gran numero, soprattutto le ragazze si presentano in anticipo per poter occupare i posti in prima fila, vicino alla grande gabbia do ferro.

La domatrice fa il suo ingresso accolta da un fragoroso applauso. Indossa solo un paio di lunghi stivali, una striscia di pelle di leopardo intorno alla vita ed una più stretta sotto il seno. Impugna la frusta che fa schioccare con forza mentre vengono introdotti i maschi selvaggi per dare inizio allo spettacolo.

Sono uomini vigorosi, dai muscoli e dai genitali di proporzioni animalesche, dai comportamenti brutali e violenti, catturati nelle più selvagge zone del pianeta. Ma la domatrice non teme la loro brutalità. Con colpi secchi della frusta e con perfetto dominio della situazione li fa salire sugli sgabelli, li fa saltare nei cerchi infuocati, li costringe ad eseguire tutti gli esercizi per cui sono stati addestrati.

Le spettatrici applaudono entusiaste, ma improvvisamente un grosso maschio balza da uno sgabello sulle spalle della domatrice, la spinge a terra, si schiaccia sopra la sua schiena con tutta la forza e impugnando con una mano il suo smisurato uccello cerca di penetrarla da dietro. Le ragazze in prima fila gridano di spavento davanti a quella inattesa scena di violenza.

La domatrice è bloccata con le ginocchia a terra e sta per subire quella violenza umiliante davanti al suo pubblico, sente la punta dell’uccello che si fa strada tra le sue cosce e preme sulla sua vulva. Facendo ricorso alle estreme energie, la domatrice riesce a ribaltarsi su un fianco rovesciando a terra anche il suo assalitore, che subito tenta di precipitarsi di nuovo su di lei. La domatrice reagisce prontamente con un violento calcio nei testicoli che fa rotolare a terra il maschio. In un attimo la domatrice è di nuovo in piedi e colpisce con violente frustate il maschio che tenta di ripararsi arretrando verso un angolo della gabbia.

Il pubblico è in piedi ed applaude ammirato. La domatrice riprende il controllo della situazione. Fa uscire gli altri maschi dalla gabbia e costringe il suo assalitore a sdraiarsi a terra sulla schiena, quindi afferra delle robuste corde e lo lega saldamente alle sbarre per i polsi e le caviglie.

Poi si avvicina al maschio ormai completamente immobilizzato, lo osserva dall’alto, a gambe larghe e si rivolge al pubblico:

“Guardate com’è focoso questo stallone. Adesso vi farò vedere come si fa a renderlo sottomesso!”

“Non mi sottometterò mai!” ringhia lo stallone.

“Oh sì, sì, che ti sottometterai!” ribatte tranquilla la domatrice. Intanto si inginocchia a fianco del maschio, afferra il grosso uccello e lo accarezza fino a farlo diventare duro. E’ un membro enorme che suscita l’ammirazione delle spettatrici, soprattutto quando, grazie alle sapienti carezze della domatrice, comincia una lunga sborrata che lancia grosse gocce di sperma a quattro, cinque metri di distanza, fino a colpire le spettatrici delle prime file, sempre più eccitate dallo spettacolo.

“Che forza, ragazze! – esclama la domatrice – Ecco perchè era così agitato il nostro stallone. Ma adesso che si è scaricato, sono sicura che è pronto a sottomettersi e a chiedere scusa a tutte voi per quello che ha fatto prima!”

“Io non mi sottometto, non chiedo scusa a nessuno!” ribatte il maschio.

“Oh sì, sì, che ti sottometterai – replica con calma la domatrice – Adesso ti taglierò le palline, smetterai di fare il gradasso, di spruzzare seme sulle mie amiche e diventerai subito più tranquillo!”

La domatrice si allontana un attimo per prendere una cordicella ed un rasoio affilato. Il maschio tenta di spezzare le corde che lo bloccano, ma capisce subito che la sua situazione è disperata. Allora si mette a supplicare:

“No, non voglio essere castrato! Sono disposto a sottomettermi, a chiedere scusa di tutto!”

“Eh no, ormai è troppo tardi. – ribatte la domatrice – Dovevi pensarci prima, adesso non posso più fidarmi di uno come te!”

Il maschio ha cambiato completamente atteggiamento. Adesso piange disperato e tra i singhiozzi prova ancora a far cambiare idea alla domatrice:

“No, no, ti prego, ti supplico, non castrarmi. Farò tutto quello che mi ordini di fare. Ti obbedirò sempre!”

La domatrice sorride:

“Lo vedi: la paura di perdere le palline ti ha già fatto diventare più educato! Pensa cosa succederà dopo che le taglieremo: diventerai docile e mansueto come un agnellino!”

La domatrice passa una sottile corda intorno alla base dello scroto e la stringe con forza prima di annodarla. Il maschio piange a dirotto, mentre le ragazze intorno alla gabbia lo stuzzicano in modo crudele, sollevano le gonne, gli mostrano la figa, la aprono con le dita e gli gridano:

“Dai, fai vedere come sei forte, facci ancora una bella sborrata!”

Allora la domatrice riprende ad accarezzarlo e lo porta ad un’altra lunga e violenta eiaculazione che viene accolta da un grande applauso.

Mentre l’uccello svuotato si affloscia nelle mani della domatrice, lo stallone, incoraggiato da quell’applauso, rivolge la sua supplica alle spettatrici:

“Vi prego, non fatemi castrare, vi farò tutte le sborrate che volete.”

“Non credo che potrai ancora fare delle sborrate. Comunque adesso lo chiediamo alle ragazze: devo perdonarlo o devo dargli un bel castigo?”

Purtroppo per lo stallone, le spettatrici sono ormai troppo eccitate e desiderose di emozioni forti e la loro risposta è unanime:

“Castralo! Castralo! Tagliagli le palle! Tagliagli anche l’uccello! Regalami quel bell’uccellone che me lo tengo per ricordo!”

Soprattutto le ragazze delle prime file sono scatenate. Si aggrappano alle sbarre della gabbia e urlano i loro i loro incitamenti.

“Aspettate, aspettate! – grida a sua volta il maschio terrorizzato – Vi faccio vedere ancora una bella sborrata!”

“Basta sborrate! Basta! – rispondono le ragazze – Smettila di fare lo sporcaccione!”

La domatrice lega strettamente lo scroto, appena sotto l’uccello ed impugna il rasoio. Il maschio piange disperato, supplica, chiede scusa per quello che ha fatto. La domatrice si volta verso il pubblico. Le ragazze abbassano il pollice in segno di condanna. E la domatrice, spietata, esegue. Taglia il sacchetto dei testicoli e lo solleva verso le spettatrici che applaudono entusiaste. Alcune ragazze infilano le mani sotto le gonne e si accarezzano eccitate, altre mostrano la fica al povero maschio ormai evirato.

La domatrice avvicina lo scroto al viso del maschio, lo apre e gli mostra i testicoli recisi.

“Vedrai come diventerai docile e tranquillo, adesso!”

Poi gli passa una cordicella attorno alla base dell’uccello, lo libera dalle più robuste corde che lo bloccano a terra e lo fa mettere in ginocchio.

La domatrice prende un boccale con il manico, lo mette sotto la vulva e lo riempie fino all’orlo con la sua pipì. Poi lo porge al maschio inginocchiato davanti a lei.

“Su, bevila tutta, fai vedere alle nostre amiche come sei diventato obbediente!”

Il maschio ha uno scatto di rabbia e con una manata scaraventa a terra il boccale con il suo prezioso contenuto.

“Oh, oh! Siamo ancora un po’ nervosetti, eh! – esclama la domatrice. Poi avvicina le labbra all’orecchio del maschio e gli sussurra: “Ti do ancora una possibilità, ma se questa volta non obbedisci subito ti taglio anche l’uccellino!”

E subito dà alla cordicella che tiene in mano uno strattone così violento che quasi stacca il pene al povero maschio, che si piega in due con un urlo di dolore. Quando si riprende, la domatrice si piazza davanti a lui a gambe larghe e si rivolge al pubblico:

“Forse il nostro stallone preferisce bere direttamente dalla fontana. Su, bello, metti la tua boccuccia qui sotto che io apro il rubinetto!”

Il maschio esita, ma la domatrice dà un altro strattone alla corda e a questo punto l’uomo si infila tra le cosce, apre la bocca sotto la figa e ne riceve il lungo getto. Le spettatrici applaudono con entusiasmo e alcune delle ragazze in prima fila gridano:

“Portalo anche sotto la nostra fontana!”

La domatrice finisce il suo interminabile zampillo e sorride soddisfatta. Poi tira la corda legata all’uccello dell’uomo e lo conduce verso le sbarre della gabbia.

“Chi vuole dare da bere a questo povero stallone assetato?”

Le ragazze impazzite dall’eccitazione sollevano la gonna e mostrano le fighe pelose e desiderose di innaffiare lo stallone. La domatrice lo trascina da un lato all’altro della gabbia e il povero maschio è investito da ripetuti getti di pipì.

“Su, apri la bocca! – gli ordina la domatrice colpendolo sulla schiena con la frusta – Non sprecare tutto questo nettare!”

L’entusiasmo delle spettatrici è ormai alle stelle e la domatrice concede loro un ultimo numero. Fa mettere carponi il maschio, gli sale in groppa e si fa portare intorno alla gabbia come una esperta cavallerizza. Ogni tanto assesta robuste frustate sulle natiche per fare accelerare il suo cavallo o strattoni alla corda fissata all’uccello per farlo fermare o svoltare. Infine con uno strattone ancora più forte costringe il suo improvvisato cavallo a sollevare le braccia e ad impennarsi. Da quella posizione lo fa ruotare su se stesso. L’uccello è sollevato in alto ed allungato fino alla deformazione dalla corda che la domatrice tira con forza. Sotto non penzolano più i testicoli vigorosi che il maschio esibiva con orgoglio all’inizio dello spettacolo, ma si nota solo più un piccolo moncone di pelle.

Le spettatrici osservano ammirate quello spettacolo ed esplodono in un lungo prolungato applauso. La domatrice saluta il pubblico ed esce dalla gabbia e dal tendone sempre a cavallo del suo destriero.

Appena fuori la domatrice si rivolge con toni aspri allo stallone:

“Allora, credevi di fare il furbo, di essere più forte di me, di potermi mettere l’uccello dentro davanti a tutti... ed invece sei stato servito come meritavi. Adesso sei solo più un povero castrato e sarò costretta a venderti”

“No, ti prego! – la supplica il maschio – Tienimi con te, voglio rimanere con te e partecipare ancora al tuo spettacolo!”

“Al mio spettacolo? Ma figurati, alle mie spettatrici piacciono gli spettacoli forti, i maschi ben forniti, con un grosso uccello, due belle palle, in grado di fare delle sborrate abbondanti come quelle che hai fatto prima e che non potrai fare mai più!”

“Ma io ti obbedirò, farò tutti gli esercizi...”

“Gli esercizi... ma alle ragazze piace vedere in gabbia i maschi aggressivi, non quelli docili e sottomessi.”

“Sarò aggressivo, cercherò ancora di violentarti!”

“Violentarmi? Ma se non sai nemmeno se ti diventerà ancora duro!”

“Ti prego, tienimi ancora con te! Sarò il tuo schiavo e ti obbedirò sempre” la supplica il maschio.

“Ti è piaciuto quando ti ho messo sotto la mia fontana?

“Sì, è stato bellissimo, vorrei dissetarmi tutti i giorni da quella fonte!”

“Bene, allora ti terrò con me e da oggi sarai l’addetto alla cura della mia fontana. Dovrai bere solo da lei, senza neppure sprecare una goccia e dovrai pulirla ogni volta con la tua lingua. Ti porterò ancora nella gabbia e mostrerò come ti comporti alle spettatrici. Ti farò bere e asciugare anche le loro fontane e se un giorno ti rifiuterai di obbedire ti taglierò anche l’uccello!”



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