La fattoria modello - italian
By: Ange

Post Feedback | Printer Friendly Format

[STRAIGHT] [TESTICLES]

La proprietaria di una grande fattoria decide di castrare i suoi braccianti per renderli più docili e adatti al duro lavoro dei campi


Newest Files




LA FATTORIA MODELLO

L’intervista di questo numero del nostro mensile “Women Power” è dedicata a una straordinaria imprenditrice che guida con metodi innovativi una delle più grandi fattorie del nostro paese.

- Allora, Janet, ci vuole raccontare come è iniziata la sua esperienza?

- Ero molto giovane, avevo appena 25 anni quando ho ereditato questa grande azienda agricola da mia nonna. Le cose andavano molto male e ci trovavamo sull’orlo del fallimento, anche perché mia nonna era una donna debole e non era in grado di imporsi sui braccianti che lavoravano nell’azienda.

- Se ho capito bene, non mostravano un grande impegno nel lavoro?

- No, se ne fregavano altamente del lavoro. Pensavano solo a divertirsi e al sesso, ma io ho subito iniziato a mettere le cose a posto.

- E come ha fatto?

- Avevo letto degli articoli sui benefici effetti della castrazione dei cavalli da lavoro e ho deciso di applicare la ricetta anche ai miei braccianti, per renderli più docili e adatti al lavoro della fattoria.

- Ma la castrazione dei maschi era già consentita dalle leggi?

- Era appena arrivato al potere il Women Party e si discuteva in parlamento la proposta di castrare il 30% dei maschi del nostro paese. Io mi sono subito fatta avanti e ho presentato una domanda per un progetto sperimentale da attuare nelle mie fattorie.

- Ed è stata accolta?

- Sì, ho perfino ricevuto un finanziamento per attuare quel progetto (Janet ride divertita all’idea di aver ricavato del denaro da quella decisione). Però c’era troppa burocrazia: ogni elemento che decidevo di castrare doveva essere visitato e controllato da una apposita commissione, dovevo dare un preavviso scritto un mese prima dell’operazione sia alla commissione sia al diretto interessato all’operazione, dovevo farlo operare da una chirurga autorizzata in anestesia totale, non potevo castrare più di due elementi al mese e dovevo addirittura farli seguire da una psicologa prima e dopo l’operazione… insomma le leggi erano ancora troppo a favore dei maschi…

- Però in quel modo ha potuto iniziare la sua sperimentazione.

- Sì, ogni quindici giorni veniva una dottoressa dalla capitale e ne castrava uno. Ma quella faccenda del preavviso non mi andava proprio giù. I maschi sapevano con precisione quando era fissato il giorno dell’operazione e, nonostante fossero seguiti da una psicologa che cercava di prepararli all’intervento, quando si avvicinava il momento diventavano intrattabili. Chi tentava di scappare, chi si ribellava e diventava violento, chi piangeva e supplicava come un bambino. Erano scene insopportabili. A volte, quando arrivava la dottoressa, dovevamo metterci in cinque o sei per riuscire ad acchiappare il prescelto, costringerlo a sdraiarsi, praticargli l’anestesia e castrarlo mentre finalmente dormiva tranquillo. C’erano di quelli che lottavano come delle furie e arrivavano perfino a morsicarci mentre cercavamo di farli l’iniezione dell’anestetico.

- Una vera battaglia…

- Sì, proprio così, delle battaglie. Per fortuna la dottoressa era una che non si formalizzava troppo con le leggi, così mi diede il permesso di addormentare il maschio in anticipo per farglielo trovare pronto al suo arrivo.

- E come faceva?

- Gli mettevo nel cibo delle dosi da cavallo di sonnifero. Cadevano addormentati anche per 24 ore consecutive e quando arrivava la dottoressa glieli facevo trovare già pronti, a gambe larghe. Lei li castrava mentre dormivano sereni come degli agnellini e si accorgevano che non avevano più i testicoli solo al risveglio, magari il giorno dopo.

- E poi è cambiato qualcosa?

- Sì, per fortuna sono state approvate leggi migliori, che elevavano il limite degli interventi fino al 50 % e soprattutto abolivano la burocrazia: non era più necessario alcun preavviso, nessuna visita e nessun controllo.

- Così ha potuto continuare la sua opera?

- Sì, ma da quel momento ho seguito altre strade. Prima di tutto ho cominciato a operare direttamente io, con le mie mani.

- Ma era consentito?

- Io avevo già il brevetto di castratrice per gli animali: i cavalli, i tori, i verri, i montoni. Mi è bastato un piccolo esame e ho avuto l’abilitazione per asportare anche i testicoli degli uomini.

- Quindi faceva tutto da sola?

- Sì, e mi divertivo molto di più.

- Come sceglieva i maschi sui quali intervenire?

- Intanto devo dire che ho subito eliminato tutte quelle faccende di preavvisi e tutto il resto. Semplicemente, quando decidevo di castrare un maschio, lo portavo nel mio appartamento e lo tenevo lì fino al momento dell’operazione, che però conoscevo solo io.

- Ma loro sapevano la fine che stavano per fare… Non cercavano di scappare, di ribellarsi?

- Bisogna saperci fare (ride). Bisogna portare il maschio a un livello tale di eccitazione che alla fine è lui stesso che viene a metterti i testicoli in mano…

- E come si fa?

- Una mia amica veterinaria mi aveva procurato delle iniezioni che servono a far aumentare la produzione di sperma degli stalloni. Applicata ad un uomo, una dose di quel preparato è in grado di farlo sborrare quasi come un cavallo e di tenergli l’uccello duro per una quindicina di giorni…

- Sempre duro?!

- Be’, non proprio sempre, ma quasi. Praticamente il maschio diventa una specie di stallone da monta che deve sfogarsi in continuazione.

- E lei lo lascia sfogare?

- Be’, gliel’ho detto che voglio anche divertirmi un po’…

- Quindi… in pratica… lascia che loro…

- Mi stanno sempre addosso. Non capiscono più niente. Hanno un bisogno incontrollabile di mettermi l’uccello nella figa e di farlo sborrare.

- E lei glielo lascia fare?

- Oh sì, me li godo proprio tutti quegli uccelli e quelle sborrate!

- E poi?

- E poi arriva il momento giusto, ma solo io capisco e so quando è il momento giusto…

- Da cosa lo capisce?

- Appena le sborrate diventano meno abbondanti, capisco che la medicina sta finendo il suo effetto. Allora lascio che il maschio mi salti ancora addosso una volta. Lui è eccitato come sempre, ma ignaro che quella è l’ultima volta che può mettere l’uccello nella figa e sborrare dentro. Io invece so quello che sta per capitare e godo come una matta nel sentire l’uccello duro, nel sentirlo arrivare dentro di me.

- E poi cosa fa?

- Appena comincia a sborrare, prendo la siringa che tengo vicino a me e gliela pianto con forza nella schiena. Nelle contrazioni dell’eiaculazione, il maschio non è in grado di reagire e io non ho difficoltà a iniettargli l’anestetico necessario per l’operazione.

- Allora li addormenta?

- Oh, no, neanche per sogno. Non mi piace castrare un maschio che dorme placido e tranquillo. Lo voglio ben sveglio.

- Quindi è un’anestesia locale?

- E’ un’anestesia che paralizza dalla vita in giù, ma ti lascia ben sveglio.

- E come reagiscono i maschi a quella puntura?

- Sono sorpresi. Mi chiedono cosa sta succedendo e io dico loro: tesoro, sto per castrarti. E’ l’ultima volta che hai potuto metterlo nella figa e sborrare, da oggi in poi non farai neanche più una goccia di sborra e non lo metterai più da nessuna parte.

- Ed è vero, non lo possono più mettere da nessuna parte?

- Tranne poche eccezioni, la figa possono vederla solo più in fotografia (ride).

- E come reagiscono alle sue parole?

- Dipende. Ci sono quelli che cercano di fuggire, ma intanto l’anestetico comincia a fare effetto: cadono a terra perché le gambe non li sorreggono più ma spesso tentano ancora di scappare strisciando come dei vermi. Ci sono quelli che cercano in tutti i modi di ribellarsi e sfuggire al loro destino, ma hanno solo più le braccia per difendersi.

- E lei cosa fa?

- Niente, li lascio agitarsi per un po’. Anche se tentano di scappare non gli corro dietro: più si agitano e più l’anestetico entra in circolo e gli intorpidisce i muscoli. A questo punto li raggiungo, gli spalanco le gambe e li castro. E’ un operazione facile: si fa un taglio sotto lo scroto, si tira fuori un testicolo per volta, si recidono i collegamenti ed è tutto fatto. E fine delle sborrate. E dopo un po’ fine anche dell’uccello duro. Sono pronti a tornare al lavoro e diventano dei braccianti molto docili e pazienti.

- Ma non possono diventare pericolosi per la rabbia di aver subito questa operazione?

- Quelli più ribelli li tengo in isolamento per qualche settimana. Magari gli faccio qualche iniezione per calmarli, ma dopo un po’ si tranquillizzano anche loro. Una volta castrato, il maschio perde la sua aggressività, diventa sempre più docile e mansueto. Non c’è niente da fare, la loro indole è destinata a cambiare per sempre. E’ la stessa cosa che succede ai miei stalloni o ai miei tori da monta quando gli tolgo i testicoli per trasformarli in animali da lavoro. Perdono l’aggressività e il vigore sessuale, ma sul lavoro diventano pazienti e resistenti.

- Comunque quando gli annuncia il loro destino provano comunque ancora a ribellarsi?

- Non tutti. Ci sono quelli che si rassegnano subito. Capiscono che per loro non c’è più nulla da fare e mi supplicano di fare presto, di non farli soffrire. Mi fanno tenerezza. Li castro subito, ma mi dispiace perfino un po’… E comunque l’accettazione del loro destino viene premiata.

- In che modo?

- Non li mando più a lavorare. Li tengo con me, a servirmi nei miei appartamenti. Per questo mi sono estremamente devoti e fedeli. E ogni tanto gli concedo un piccolo premio extra.

- Di che tipo?

- Eh… (Janet ride maliziosamente)… possono ancora divertirsi un po’ con me…

- Ma come fanno? Se non hanno più i testicoli non possono…

- Non possono produrre dello sperma, questo no. Ma non è un problema, anzi, in questo modo evito di dover prendere delle precauzioni. Per il resto basta una di quelle iniezioni di cui le ho parlato prima e l’uccello torna a rizzarsi come prima…

- Senta, Janet, le ultime leggi del Woman Party consentono di aumentare il numero degli interventi, per cercare di arrivare fino al 75% della popolazione maschile. Lei è già arrivata a questa quota?

- Il 75%!? (ride) Io sono al 100%! Se la mie fattorie producono è proprio perché ho eliminato tutti gli inconvenienti legati agli eccessi del testosterone.

- Ma la legge…

- Eh, la legge… la legge… Basta non formalizzarsi troppo.

- Quindi adesso non ha più occasione di operare come prima.

- Non è detto. Gli affari vanno bene e ho sempre bisogno di nuovi braccianti.

- E naturalmente quando li assume li porta nel suo appartamento…

- Naturalmente… (ride maliziosamente).

E questa è la straordinaria storia della nostra amica Janet. Se qualcuna delle nostre lettrici avesse il desiderio di saperne di più sui suoi metodi può visitare il sito www.licastrotutti.it



Return To The Eunuch Archive