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IL REGALO
“Quest’anno voglio farti un regalo speciale.” mi disse una sera mia moglie. “Quale?” domandai incuriosito. “Ti regalerò una settimana di vacanza in un agriturismo. E’ un posto molto bello dove allevano dei cavalli. E poi – aggiunse con un sorriso malizioso – è anche un paradiso dei naturisti: magari ti capiterà di vedere qualche bella ragazza nuda!” Stimolato da quelle parole accettai la proposta di mia moglie e pochi giorni dopo partimmo per la campagna. Raggiungemmo l’agriturismo nel pomeriggio e mentre percorrevamo la strada all’interno della tenuta notammo la presenza di molti cavalli. Ragazze completamente nude accudivano gli animali e svolgevano gli altri lavori della fattoria. La mia attenzione fu colpita da un paio di ragazze che stavano conducendo un focoso stallone verso una femmina legata a una staccionata. Lo stallone si avvicinò alla cavalla, ne annusò il sesso umido, poi le salì in groppa e la montò vigorosamente con il lungo uccello. “Che bello! – commentò mia moglie posando la mano sul gonfiore dei miei pantaloni – Poi lo facciamo anche noi?” Raggiungemmo l’edificio centrale e ci sistemammo in una stanza al piano terreno, con una ampia vetrata che si affacciava su un prato. Io volevo subito imitare il grande stallone, ma mia moglie mi disse che eravamo in ritardo e che eravamo invitati a cena dalla proprietaria della fattoria, una ricca dottoressa, laureata in agraria e veterinaria, che dirigeva il lavoro dei campi e curava personalmente tutti i suoi animali. Completamente nudi, secondo le regole del più totale naturismo, ci dirigemmo verso la sala da pranzo e ci sedemmo a tavola con la dottoressa. Ero l’unico maschio presente in sala ed ero un po’ a disagio in mezzo a tutte quelle donne nude sedute ai tavoli o al lavoro in sala e in cucina. Notai subito con sorpresa la perfetta intesa che stava nascendo tra mia moglie e la dottoressa, quasi come se si conoscessero da tempo. Le due donne ridevano e parlavano fittamente, mentre io pensavo alle prodezze dello stallone e con gli sguardi cercavo di far capire a mia moglie che volevo tornare in camera. Provai anche ad allungare la mano sotto il tavolo, ad accarezzarla sulle cosce e a toccarle la figa, ma lei rimaneva insensibile. Sentendomi un po’ tagliato fuori dalla discussioni, mi ritirai in camera sperando che mi raggiungesse. Invece il tempo passava e dalla sala da pranzo mi giungeva il suono di lunghe risate delle due donne. Finii per addormentarmi e mi svegliai solo al mattino dopo. Anzi, fu mia moglie a svegliarmi e a dirmi che era eccitata e che voleva essere montata come la cavalla del giorno prima. Scese da letto e si mise carponi sul pavimento invitandomi a montarla. “Dai, fai lo stallone, prendimi da dietro.” In un attimo balzai anch’io dal letto, mi portai dietro a mia moglie, annusai la sua figa come il più eccitato dei cavalli, la leccai per qualche attimo, poi le salii in groppa e la penetrai spingendo fino in fondo tutto l’uccello. “Sì, così, fai lo stallone, sborrami dentro. – mi incitava lei – Fammi una bella sborrata lunga, voglio che sia lunga come quella di un cavallo vero.” Cercai di esaudire la sua richiesta e spruzzai nella sua figa un lunghissimo getto di sperma caldo. “Oh, sì, sei stato un bravissimo stallone. Mi è piaciuto tanto. Meriti un premio.” mormorò lei, poi tornammo a coricarci sfiniti da quel lungo amplesso. Dopo un po’ lei prese a giocare con il mio uccello. Lo legò con un cordino, come se fosse un cavallo da tenere sotto controllo, e prese ad accarezzarlo fino a farlo tornare duro. “Lo facciamo di nuovo partire?” mi chiese. E senza aspettare la risposta, lo prese in bocca e lo fece sborrare tra le sue labbra. “Adesso arriva il regalo che ti sei meritato.” Mi disse poi. “E quale sarebbe?” “Stamattina la signora deve castrare due cavalli e io l’ho convinta a farlo nel prato proprio davanti alla nostra finestra. So che questi spettacoli ti piacciono tanto.” “Sì, - mormorai sorpreso – lo sai che quella fantasia mi piace tantissimo, che vorrei essere anche io un cavallone da castrare.” “Guarda, il primo è già qui.” mi disse mia moglie scostando le tende dell’ampia vetrata e dando una tiratina alla corda legata al mio uccello per indurmi a mettermi in piedi e ad avvicinarmi alla finestra. In effetti due ragazze nude stavano conducendo un cavallo e lo stavano legando alla staccionata proprio davanti alla nostra finestra. La dottoressa, anch’ella completamente nuda, si avvicinò all’animale e gli sussurrò qualcosa all’orecchio, poi gli offrì uno zuccherino per tranquillizzarlo. Subito dopo passò dietro, prese dalle mani dell’aiutante una siringa e iniettò un liquido chiaro direttamente dentro i testicoli del cavallo. L’animale fece appena uno leggero scarto. “Cosa gli sta facendo?” domandai incuriosito ed eccitato. “Lo sta anestetizzando, così non sentirà nulla quando gli taglierà le palle.” “Poverino… - mormorai – Non sa nemmeno cosa sta per capitargli.” “Ma poi starà meglio… molto meglio. - ribatté lei sorridendo – Lo sai benissimo: anche nelle tue fantasie mi dici sempre che immagini di essere castrato perché pensi che senza le palle vivresti meglio.” “Sì, è così.” ammisi. Intanto la veterinaria si inginocchiò tra le zampe posteriori del cavallo e da quella posizione incise la grossa borsa, ne estrasse un testicolo alla volta, ne recise il collegamento con i vasi sanguigni e i cordoni spermatici, richiuse e medicò la ferita.” “Hai visto? – commentò mia moglie – E’ stata questione di un attimo. Non se ne è nemmeno accorto.” Poco dopo le ragazze portarono un altro stallone. Ma questo non era tranquillo come il precedente. Era un animale focoso e quando la dottoressa tentò di infilargli la siringa attraverso lo scroto cominciò a saltare, a scalciare e a dimenarsi. Fu necessario fare intervenire numerose aiutanti della veterinaria. Con l’aiuto di cinghie e corde riuscirono dopo una dura lotta a bloccare l’animale e lo rovesciarono a terra sulla schiena. Anche da quella posizione il maschio continuava a dibattersi con la schiuma alla bocca e fu necessario legargli saldamente le zampe per consentire alla dottoressa di praticare l’operazione. Lo castrarono in quel modo, legato ed immobilizzato a terra, e quella scena mi colpì in modo particolare. “Poveretto! – esclamai – deve aver sofferto parecchio a essere castrato in quel modo!” “Se l’è cercata lui. – rispose mia moglie per nulla intenerita dalla sorte dell’animale – Se fosse stato tranquillo come l’altro cavallo l’avrebbero trattato meglio.” Le ragazze slegarono il cavallo ormai privo di energia, lo aiutarono a sollevarsi e lo condussero via. “Comunque è stato un bel regalo. Grazie per avermi offerto questo spettacolo.” dissi riconoscente a mia moglie. “Sì, ma non è ancora finito, adesso viene la parte più bella.” “Cioè?” “Adesso tocca a te! – mi disse lei dando una tirata alla corda fissata alla base del mio uccello – La dottoressa ti sta aspettando per castrarti.” “Ma va là, va!” risposi ridendo, pensando che mia moglie volesse riprendere il gioco della fantasia erotica che tante volte avevamo praticato in casa. Intanto lei continuava a tirare la corda, costringendomi a uscire dalla stanza e a raggiungere la dottoressa, che mi accolse infilandomi subito una mano tra le cosce, come per soppesare i miei testicoli. “Eccolo qui l’ultimo stallone che dobbiamo castrare questa mattina.” disse rivolta alle ragazze. Dentro di me gioivo perché mi rendevo conto che mia moglie aveva voluto farmi il grande regalo di coinvolgere nelle mie fantasie anche la dottoressa e le giovani ragazze. Ma improvvisamente sentii una fitta dolorosa a un testicolo. Chinai lo sguardo e mi accorsi che, inginocchiata davanti a me, la dottoressa stava ritraendo la siringa dallo scroto per infilarla nell’altro testicolo. “Ahi!” urlai alla seconda puntura. E subito mi resi conto che quello non era più un gioco. Che la dottoressa e le sue aiutanti erano lì per castrarmi davvero, con l’assenso e anzi con la complicità di mia moglie. Feci un balzo indietro e tentai di fuggire, ma subito mia moglie tirò con forza la corda legata all’uccello e lo strappo violento mi fece cadere a terra. Immediatamente le ragazze mi furono sopra. Benché mi trovassi in posizione svantaggiata, con la schiena a terra, iniziai a battermi disperatamente e le ragazze non riuscivano a contenere la mia furia e a bloccarmi completamente, nonostante fossero tutte forti e abituate ai duri lavori della campagna. A mettermi fuori combattimento fu una che stava osservando la scena, una ragazza non obesa ma un po’ più rotonda delle altre, con il basso ventre ricoperto da una fitta peluria scura. Si avvicinò e si inginocchiò sopra di me, chiudendomi la testa tra la tenaglia delle sue cosce e mettendomi la figa pelosa proprio sopra la faccia. In quel modo mi schiacciò verso terra, impedendomi quasi di respirare. Stordito dalla presa d’acciaio di quelle robuste cosce e dal profumo della figa, rallentai un attimo la lotta. Le compagne ne approfittarono e riuscirono finalmente a bloccarmi le braccia e a divaricarmi le gambe in modo da consentire alla dottoressa di infilarsi in mezzo. Fui castrato in quel modo, brutalmente, come un animale. Appena terminata l’operazione la veterinaria mi fece una ulteriore iniezione intramuscolare. “Con questo dormirà per un po’, – disse rivolta a mia moglie – e al risveglio sarà molto più tranquillo.” Le ragazze mi aiutarono a rialzarmi. Tirato dal cordino, raggiunsi barcollando la stanza e mi abbandonai sul letto piombando in un sonno profondo. Mi svegliai verso sera. Mia moglie era seduta sul letto accanto a me. “Allora, ti è piaciuto il mio regalo?” mi disse. Lentamente portai la mano verso il ventre per verificare se non era stato solo un sogno, ma subito mi resi conto che i miei testicoli non c’erano più e che ero stato veramente castrato. “So che lo desideravi tanto! Quando mi raccontavi le tue fantasie a volte sborravi prima ancora di riuscire a penetrarmi…” “Sì. È vero. – confermai – Mi eccitavo da matti.” “Tante volte ho pensato di castrarti io, con le mie mani, ma poi avevo paura di sbagliare. E così, quando ho saputo che la dottoressa operava anche gli uomini, ho deciso di farti questo bel regalo. Sei contento?” “Sì… però… veramente… nelle mie fantasie pensavo di partecipare di più… di vedere il momento decisivo… invece sono stato castrato come un animale, inchiodato a terra senza nemmeno poter vedere quello che succedeva…” “Be’, veramente l’idea era di castrarti in piedi, ma poi tu hai cominciato a dimenarti e le ragazze ti sono volate addosso come delle furie. Una ti ha inchiodato la faccia sotto la figa… temevo che potessi soffocare…” “Sì, era la più tremenda…” risposi, sentendo che a quel pensiero il mio uccello tornava a ergersi come se nulla fosse avvenuto sotto di lui. “Lo vedi che ti è piaciuto!” mi disse mia moglie osservando compiaciuta quel movimento - Ma adesso scendi. Andiamo a cena, a festeggiare con al dottoressa.” Entrammo nella sala da pranza. Io ero piuttosto imbarazzato per la mia nuova condizione di maschio castrato, ma le ragazze mi accolsero con un caloroso applauso di incoraggiamento. Ci sedemmo di nuovo al tavolo della dottoressa. Dopo una serie di antipasti e di primi ci fu servito un secondo nel quale riconobbi le forme dei grossi testicoli dei cavalli castrati il mattino. Ne gustammo la nostra razione, poi la dottoressa infilò il cucchiaio nel contenitore di portata e tirò su due oggetti più piccoli: erano i miei testicoli, cucinati nella stessa salsa di quelli degli stalloni. Ne mise uno nel suo piatto e uno in quello di mia moglie. Insieme li sezionarono e mi fecero vedere l’aspetto interno. Poi mia moglie ne tagliò un pezzo e lo portò alle mie labbra: “Vuoi assaggiare?” mi chiese. Ero piuttosto riluttante di fronte a quella richiesta, ma la dottoressa mi incoraggiò. “Li assaggi, vedrà come sono buoni… Eh, ci vorrebbero un po’ più di volontari per poter preparare dei piatti completi con questi manicaretti…” Aprii le labbra per ricevere un pezzo della ghiandola che fino a poche ore prima svolgeva il suo lavoro nella borsa che pendeva in mezzo alle mie cosce. Lo masticai con calma e lo ingoiai. Aveva ragione la dottoressa: era veramente buono. Le ragazze intorno salutarono con un lungo applauso la mia partecipazione al banchetto. Una di loro mi sorrideva in modo particolare. “Chi è quella?” domandai a mia moglie. “Non te lo ricordi? – mi rispose lei – E’ quella che ti ha messo k.o. Sei stato castrato mentre eri inchiodato sotto la sua figa.” La ragazza volse la sedia verso di me e aprì le gambe per mostrarmi il bel fiore peloso e profumato che aveva neutralizzato le mie ultime resistenze. Spinto da un impulso istintivo, mi alzai, mi avvicinai a lei, mi inginocchiai tra le sue gambe e baciai con trasporto e con gratitudine quella figa meravigliosa che aveva avuto ragione delle mie ultime resistenze. Stupite dalla mia riconoscenza, le ragazze proruppero in un altro lungo applauso. Rimanemmo ancora alcuni giorni in campagna. Mia moglie aveva preso l’abitudine di tenermi l’uccello legato con un cordino e in quel modo mi portava a spasso per la vasta tenuta. Ogni tanto capitava di incontrare la ragazza dal ciuffo peloso. Subito lei mi sorrideva compiaciuta, allargava le gambe per mostrarmi la bella figa pelosa e la accarezzava davanti a me. Quella visione scatenava in me fantasie e desideri che non osavo confessare a mia moglie, ma lei riuscì a leggermi nel pensiero. L’ultimo giorno di permanenza alla tenuta, mentre già stavamo preparando le valigie, mia moglie mi disse: “Ho preparato ancora un regalino per te.” Che cosa potrà mai essere, mi domandavo. “E’ qui fuori che ti aspetta.” aggiunse lei aprendo la porta e spingendomi verso il prato dove mi stava aspettando il gruppo di ragazze che avevano aiutato la dottoressa ad effettuare l’operazione. “Vogliono fare un gioco con te, vogliono vedere se saresti veramente in grado di sfuggire alla loro presa.” Immediatamente compresi quello che mia moglie, nella sua grande generosità, aveva organizzato per me. Ripetendo la reazione di alcuni giorni prima mi buttai indietro cercando di darmi alla fuga, ma mia moglie diede uno strappo robusto alla corda fissata al mio uccello che mi fece cadere a terra. Le ragazze mi furono addosso ed ingaggiammo di nuovo una lotta furente. Combattemmo per alcuni minuti. La ragazza dal ciuffo peloso osservava la scena ritardando il suo intervento, quasi come per consentirmi di godermi appieno quel momento. Poi mi fu sopra, serrò di nuovo la tenaglia delle cosce intorno alla mia testa e schiacciò la figa sul mio naso e sulla mia bocca, impedendomi quasi il respiro. Mentre le compagne mi bloccavano gli arti, sentii una mano che scendeva sul mio uccello inturgidito dal profumo di quella morbida figa. Per un attimo temetti di trovarmi coinvolto in un gioco troppo crudele. Temetti che volessero tagliarmi anche l’uccello, ma poi mi accorsi che quella mano mi accarezzava con dolcezza. Era la mano di mia moglie, la riconobbi subito, che mi portava a sborrare le ultime gocce di sperma ancora contenute nei miei serbatoi. Quello era veramente l’ultimo regalo. Ripartimmo subito dopo e rientrammo nella nostra città. Da allora sono passati molti mesi. Io non rimpiango il momento della mia castrazione perché l’asportazione dei testicoli ha sicuramente migliorato la mia vita ed ha reso ancora più stretto il legame con mia moglie. Rimpiango solo il momento in cui vedo quella figa pelosa scendere verso il mio viso per serrarmi nella morsa d’acciaio delle sue cosce e consentire alla dottoressa di castrarmi. E ogni giorno vorrei poter rivivere quel momento.
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