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IL CENTRO INTERNAZIONALE DI CASTRAZIONE VOLONTARIA
INTERVISTA CON MISS HELEN L’intervista di questa settimana è dedicata ad un personaggio straordinario, una signora che da più di vent’anni svolge la professione di castratrice. L’aspetto straordinario consiste nel fatto che questa signora, di nome Helen, non è una veterinaria, cosa che renderebbe del tutto normale la sua attività, e non opera su animali ma su esseri umani di sesso maschile. L’altro aspetto straordinario sta nel fatto che Helen , che ha iniziato la sua professione in società con un’amica, adesso dirige una grande organizzazione internazionale, il CCV, Centro di Castrazione Volontaria, che svolge la sua attività alla luce del sole, organizza conferenze pubbliche, dispone di un sito internet, si fa pubblicità su riviste ed ultimamente perfino su alcune reti televisive private. Nel timore che a un inviato di sesso maschile potesse capitare qualcosa di spiacevole, l’intervista è stata affidata alla nota giornalista Madeleine H., che si è recata nella grande casa di campagna della signora Helen. M. - Innanzitutto vorrei che spiegasse ai nostri lettori da quanto tempo pratica questa professione. H. - Sono più di vent’anni. Ma in verità la parola professione non è appropriata, diciamo che si tratta di una vera e propria missione alla quale ho deciso di dedicare la mia vita. M. - Come è nata questa decisione? H. - Vede, io sono nata in una fattoria, mia madre era una allevatrice di bestiame e fin da bambina ho avuto l’occasione di veder castrare innumerevoli maschi di animali: cavalli, tori, maiali, arieti, gatti... All’inizio pensavo che fosse una cosa del tutto naturale, come si tosa una pecora o si munge una mucca. Più avanti però ho cominciato a pormi delle domande, soprattutto mi chiedevo perché interventi di questo tipo si facessero solo sui maschi e non sulle femmine. Un giorno, poi mi è capitato di vivere una esperienza traumatizzante. M. - Che cosa è successo? H. - Ero ancora una bambina. Stavo cavalcando il mio cavallo, uno splendido stallone scuro, quando questo si è imbizzarrito, forse attratto dall’odore di una femmina in calore, e mi ha scaraventata a terra fratturandomi un braccio. Al ritorno dall’ospedale, dove mi avevano ingessato l’arto, mia madre ha chiamato alcuni braccianti, hanno fatto coricare il cavallo, gli hanno legato saldamente le zampe, poi hanno inciso la borsa in mezzo alle zampe posteriori, ne hanno estratto i due grossi testicoli e glieli hanno tagliati. Io ho assistito all’operazione ed ero molto spaventata perché vedevo il mio cavallo terrorizzato, che sbavava, scalciava e cercava inutilmente di liberarsi. Alla fine dell’operazione scoppiai a piangere disperata. Mia madre mi portò in casa e mi fece un lungo discorso, mi spiegò che la castrazione era una operazione necessaria e spesso indispensabile, perché quelle due ghiandole rendevano gli animali maschi nervosi ed eccitati, arrivando perfino a farli soffrire e a renderli pericolosi. Mi spiegò che quella operazione era giusta perché attenuava la sofferenza di quelle povere bestie, ne cambiava l’indole, le rendeva più docili e tranquille e mi disse che anche il mio cavallo sarebbe diventato più buono e più sicuro da cavalcare. Nella mia ingenuità di bambina le chiesi se anche gli uomini avevano quelle ghiandole e diventavano sovraeccitati e pericolosi. Mia madre mi rispose di sì, che anche gli uomini avevano quelle ghiandole e che spesso a causa di queste diventavano nervosi ed aggressivi. Le chiesi ancora se si dovevano castrare anche gli uomini, se lei lo aveva fatto ai nostri braccianti o a mio padre, che a quell’epoca non viveva più con noi. Mia madre sospirò e mi disse che purtroppo con gli uomini non si poteva fare quella operazione, che se lei avesse potuto fare a mio padre la stessa operazione che avevano fatto al cavallo la sua vita sarebbe stata molto più felice. M. - Una strana lezione, quella di sua madre... H. - Sì, ma solo qualche anno dopo riuscii a comprendere in pieno il senso di quelle parole. Mi ero fidanzata con John, un bel ragazzo di una vicina fattoria, e decidemmo di sposarci anche se io ero ancora molto giovane. All’inizio tutto andava bene, ma pochi mesi dopo il matrimonio John cambiò radicalmente il suo comportamento. Il ragazzo dolce ed affettuoso che avevo conosciuto si trasformò in un uomo aggressivo e violento fino al punto di mettermi le mani addosso. Per un po’ cercai di resistere, sperando che la situazione cambiasse, ma una sera che lui mi aveva picchiata per l’ennesima volta, coprendomi di lividi, decisi di reagire a quella umiliazione. Aspettai che si addormentasse, poi gli legai mani e piedi, esattamente come avevo visto fare anni prima al mio cavallo, gli incisi lo scroto e gli asportai entrambi i testicoli. Mentre effettuavo questa operazione, lui schiumava dalla rabbia, mi insultava, mi minacciava, diceva che mi avrebbe uccisa, ma io non mi feci intimorire. Conclusi l’intervento, buttai i suoi testicoli nella pattumiera e gli dissi che forse, senza quelle maledette ghiandole, sarebbe tornato ad essere il ragazzo affettuoso di prima. M. - E come andò a finire la faccenda? H. - Finì che lui mi denunciò, fui arrestata, processata, condannata e trascorsi qualche annetto in carcere. Quando uscii ero molto preoccupata per le minacce di John e temevo per la mia vita. Ma con mia grande sorpresa trovai John che mi aspettava davanti al carcere e che mi riservò una accoglienza meravigliosa, mi fece un sacco di feste, disse che era pentito per avermi denunciata, che in seguito all’operazione di quella notte la sua vita era cambiata e mi chiese di tornare a vivere con lui. M. - E lei accettò? H. - All’inizio ero scettica e timorosa, ma presto mi resi conto che effettivamente John era molto cambiato, era tornato ad essere quel giovane dolce di cui mi ero innamorata da ragazzina. John veniva a trovarmi e aveva per me un sacco di attenzioni, mi ringraziava continuamente per averlo aiutato a migliorarsi e così decisi di tornare a vivere con lui. Ancora oggi stiamo insieme e siamo una coppia molto unita e felice. M. - Ovviamente lui è consapevole della sua attività? H. - Certo, ci mancherebbe! Lui è stato fin da subito il principale sostenitore del mio progetto. M. - Quale progetto? H. - Vede, riflettevo spesso sulle esperienze che avevo fatto su quell’argomento, dalla castrazione degli animali della fattoria all’esito straordinario che aveva avuto per John quella operazione, e mi tornavano in mente le parole di mia madre che mi spiegava come quelle ghiandole avessero il potere di sovraeccitare i maschi fino a farli soffrire e a renderli pericolosi. Decisi che lo scopo della mia vita, la mia missione, sarebbe stata quella di attenuare quella sofferenza, che i maschi sono costretti a vivere come una condanna a causa del peso eccessivo che quella parte del corpo ha nel loro equilibrio. Ero convinta che in quel modo avrei contribuito anche a rendere migliore il mondo, riducendo l’aggressività e la violenza che il genere maschile porta con sé. Avevo letto molti testi scientifici sull’argomento e avevo scoperto che la dose di testosterone che produce un uomo è decine di volte superiore a quella minima che sarebbe sufficiente per svolgere le normali attività riproduttive tipiche del maschio. Si verifica quindi una vera e propria intossicazione da testosterone che finisce per condizionare la vita di ogni esemplare maschio, uomo o animale, e di riflesso per condizionare l’ambiente intorno. Ridurre l’avvelenamento da testosterone, nell’individuo e nell’ambiente, diventava quindi sempre più chiaramente lo scopo della mia vita. M. - Parlò del suo progetto anche con John? H. - Ne parlammo a lungo e lui si dimostrò subito entusiasta. Mi promise che mi avrebbe aiutata e sostenuta e in effetti devo dire che il suo appoggio non mi è mai mancato in questi anni. M. - Ma concretamente, come è cominciata la sua attività. Quale è stato il primo uomo, o meglio il secondo, dopo John, che è finito sotto le sue forbici? H. - In carcere avevo conosciuto una ragazza molto bella, Emily, che aveva uno studio, chiamiamolo così, con clienti d’alto bordo e con gusti molto particolari. Quando decisi dia avviare la mia attività la contattai e le proposi di entrare in società con me. M. - Accettò la sua proposta? H. - Sulle prime no. Era troppo timorosa delle conseguenze, anche se fra i suoi clienti ve ne erano molti che le chiedevano, quasi la supplicavano di compiere su di loro quella piccola operazione. Riuscii a vincere le sue perplessità presentandole John. Il fatto che mio marito mi fosse così devoto, dopo che io stessa lo avevo castrato con le mie mani, la colpì talmente che non ebbe più esitazioni. D’altra parte John aveva venduto la sua fattoria e si era dichiarato disposto a mettere a disposizione tutto il suo patrimonio per sostenere eventuali spese legali per una causa che riteneva giusta. M. - Così avete cominciato la vostra collaborazione “professionale”. Ricorda il vostro primo intervento. H. - Oh, certo! La nostra prima castrazione la effettuammo su un notaio, un cliente di Emily sulla cinquantina. Ecco, quando le parlo di intossicazione, di avvelenamento da testosterone, non può venirmi in mente un esempio più eloquente di quest’uomo. L’ipertrofia delle sue ghiandole sessuali era evidente perfino nel suo aspetto: aveva una grossa testa calva che sembrava il glande di un membro maschile, ricordo che la sua erezione e la sua eiaculazione erano di proporzioni animalesche. Era talmente succube delle sue pulsioni, che si era cacciato in grossi guai con una serie di molestie alle ragazze impiegate nel suo ufficio. Consapevole del suo problema, si recava spesso nello studio di Emily per raffreddare i suoi bollenti spiriti ed era arrivato a chiederle, a supplicarla di castrarlo per evitare di compromettere la sua reputazione. Decidemmo quindi di cominciare da questo caso esemplare. Il notaio si dichiarò d’accordo e preparò una dichiarazione per sollevarci da ogni responsabilità, un atto legale perfetto che utilizzammo come modello nel prosieguo della nostra attività. M. - Andò bene quella prima esperienza? H. - Sì, non ci furono grossi problemi, a parte il fatto che i genitali di quell’uomo erano così turgidi e congestionati che Emily dovette farlo eiaculare ben tre volte, prima che si rilassasse e ci consentisse di operarlo. M. - Quindi questo notaio era pienamente consenziente? H. - Altroché! Anche lui in seguito è diventato uno dei sostenitori della nostra causa, non smette mai di ringraziarci per averlo restituito ad una vita personale e professionale più tranquilla e non dimentica mai di inviare ogni anno un cospicuo assegno per la nostra fondazione. M. - E così avete subito cominciato a lavorare a pieno ritmo? H. - No, a pieno ritmo no, la partenza fu lenta, dovemmo aspettare alcune settimane per avere un altro cliente convinto. Questa volta si trattava di un ragazzo molto giovane ma molto sicuro della sua decisione, almeno in apparenza. Io ed Emily eravamo perfino un po’ dubbiose, temevamo che l’intervento fosse un po’ prematuro, ma lui ci spinse ad intervenire. Lo legammo sul letto, i nostri sistemi non erano ancora molto perfezionati, e lo castrammo. Purtroppo subito dopo il ragazzo si pentì della sua scelta e cominciò a piangere e a disperarsi. Fu un momento molto difficile. Dovemmo stargli molto vicino, parlargli e coccolarlo. Per tre giorni lo tenemmo nel letto in mezzo a noi, riempiendolo di carezze, di coccole, di parole dolci. Emily lo fece partire diverse volte e gli fece constatare che il suo membro continuava a produrre un liquido molto simile allo sperma. A nostra volta ci facemmo accarezzare e leccare a lungo per fargli capire che le sue carezze ci erano ancora molto gradite, che era in grado di soddisfarci pienamente, che quelle ghiandole che gli avevamo tagliato non erano poi così importanti per la sua vita. Alla fine si rese conto che aveva preso la decisione giusta e divenne orgoglioso di essere stato uno dei primi nostri clienti. M. - Mi pare di capire che nel suo lavoro è molto importante anche l’aspetto psicologico? H. - Oh, senza dubbio, è fondamentale in ogni fase, nel momento del primo approccio, in quello della operazione e soprattutto nei momenti successivi. M. - Tecnicamente come si attua la castrazione di un maschio? H. - Noi usiamo due tipi di intervento. Uno è quello classico chirurgico, quello che preferiamo perché irreversibile ed efficace al cento per cento. Si rasa lo scroto, si incide in basso con un taglietto sufficiente a far fuoriuscire un testicolo per volta, si taglia il cordone, lo si annoda e alla fine si sutura il taglio sullo scroto. Una faccenda di pochi minuti. L’altro metodo è quello dell’applicazione di un attrezzo, una specie di pinza, dall’esterno, sul cordone che collega ogni testicolo portando i vasi sanguigni e i condotti spermatici. Si stringe con forza questo attrezzo per qualche secondo, in modo da schiacciare completamente il cordone, per sicurezza si ripete l’operazione un po’ più in alto e da quel momento il testicolo non viene più irrorato, si atrofizza e perde ogni tipo di funzionalità. M. - Quali inconvenienti ha questo metodo? H. - Nessuno in particolare, a parte qualche raro caso in cui un testicolo non si atrofizza del tutto e continua a funzionare, ma noi lo applichiamo solo su richiesta del cliente. Normalmente preferiamo l’intervento chirurgico che, come le ho detto, è sempre sicuro, irreversibile ed anche simbolicamente più significativo. M. - In ogni caso si tratta di interventi di pochi minuti, senza particolari problemi. Se ne potrebbero fare anche a decine in un giorno? H. - Non è proprio così. Come le ho detto prima è molto importante l’aspetto psicologico, la preparazione. Il nostro paziente va rassicurato, non deve vivere questa esperienza come una violenza che subisce, ma come l’effetto finale di una sua scelta. Una volta sistemato sul lettino, molto simile ad un normale lettino ginecologico, occorre legarlo, sia per evitare movimenti pericolosi, sia per eliminare qualsiasi possibilità di ripensamento. Poi occorre rispettare i suoi desideri, di solito il paziente ci chiede di farlo partire un’ultima volta e noi acconsentiamo, anche perché in caso di erezione l’operazione diventa molto difficile. Nel maschio, nel momento dell’eccitazione, i testicoli salgono in alto, si schiacciano contro il ventre e in queste condizioni l’intervento diventa difficile e rischioso. Una buona eiaculazione scarica invece la tensione nella zona genitale, i testicoli e lo scroto si allungano mollemente verso il basso e diventa molto più agevole ogni tipo di intervento. C’è però un rischio in questa fase. M. - Quale? H. - Nel momento dell’eccitazione il maschio è psicologicamente pronto ad accettare qualsiasi cosa dalla donna che gli sta davanti, ma l’eiaculazione causa una caduta di tensione anche sul piano psicologico. Spesso il paziente è preso dai dubbi, chiede di annullare l’operazione, o magari solo di sospenderla o rinviarla. E’ in questa fase che dobbiamo mostrarci molto decise. Come ho detto prima, noi partiamo dal principio che una volta che il paziente è legato sul lettino non si deve più tornare indietro. Non abbiamo mai concesso una seconda possibilità ai nostri clienti e l’esperienza ci ha sempre dato ragione. Magari ci vorrà qualche giorno, come nel caso di quel ragazzo, ma poi la nuova condizione sarà accettata con serenità se non addirittura con felicità. Però quel momento subito dopo l’ultima eiaculazione rimane il più difficile. La caduta di tensione fisica e psicologica indebolisce di colpo la convinzione del nostro maschio, bisogna essere molto abili, saperlo riportare ad uno stato di lieve eccitazione, sufficiente per rimetterlo sulla buona strada, ma non eccessivo per non ingorgare di nuovo la sua sfera genitale, col rischio di inturgidire il membro e far nuovamente salire in alto i testicoli. A questo punto si renderebbe necessaria una nuova eiaculazione, come è capitato con quel notaio. M. - Ci vuole molta esperienza per lavorare in questa fase sul giusto livello di eccitazione del maschio? H. - Oh sì, è un momento molto delicato, ma noi sappiamo affrontarlo adeguatamente. E’ per questo che ci presentiamo sempre all’operazione indossando solo una provocante biancheria intima e lasciando scoperto il nostro sesso per offrirlo se necessario alla lingua ed al naso del paziente, nel momento in cui deve ritrovare le sue forti motivazioni. Anche le nostre ragazze sono accuratamente addestrate per questo scopo. Sinceramente credo che sarebbero in grado di convincere a farsi castrare qualsiasi maschio del genere umano, anche quello a cui questo pensiero non è mai passato prima per la testa. M. - Quali ragazze? H. - Già, mi accorgo che ho saltato un pezzo della storia. All’inizio abbiamo cominciato io ed Emily con pochi clienti, ma presto la voce si è diffusa, le richieste piovevano da tutte le parti, dall’America all’Europa, fino al lontano Giappone. Correvamo da una parte all’altra come trottole. M. - Ma quindi operate anche in trasferta, diciamo così a domicilio? H. - Il nostro centro è qui, nell’edificio a fianco c’è una specie di foresteria dove ospitiamo i nostri clienti che arrivano anche da molto lontano e dove pratichiamo l’intervento. Ma su richiesta possiamo anche intervenire a domicilio. In fin dei conti si tratta di un intervento semplice, di pochi minuti, che non richiede particolare attrezzatura, che può essere praticato su un qualsiasi letto, su un tavolo, perfino in piedi. A questo proposito mi viene in mente un episodio divertente che ci è capitato nei primi tempi, quando non eravamo ancora molto esperte. Avevamo legato il paziente sul lettino. Emily, rendendosi conto che era un po’ troppo eccitato per poter intervenire in modo adeguato, lo aveva fatto partire due volte. A questo punto l’uomo aveva cambiato idea, era riuscito a liberarsi cercando di fuggire. Come ho già detto, dopo che sono stati firmati i documenti liberatori ed avviata l’operazione, non consentiamo di tornare indietro in nessun caso. E’ una questione di principio, su questo non abbiamo mai derogato. Così lo inseguimmo lungo i corridoi: l’uomo, non trovando una via d’uscita, aveva iniziato ad arrampicarsi su una grossa inferriata posta davanti ad una finestra. Lo raggiungemmo proprio lì ed Emily, senza pensarci due volte, da sotto gli strinse le tenaglie direttamente sul pene. L’uomo cadde a terra con un urlo e lei lo finì lì sul pavimento, con due rapide e decise applicazioni delle tenaglie al di sopra dei testicoli. Poi lo conducemmo nell’infermeria e lo affidammo alle cure delle nostre ragazze per una decina di giorni. Si ristabilì completamente, sia sul piano fisico che su quello psicologico, accettò il suo destino e sviluppò una forma speciale di affetto e di riconoscenza proprio verso Emily, la donna che lo aveva castrato con una certa brutalità. Nell’edificio di fronte ha sede la nostra fondazione che si propone due obiettivi: il primo è quello di diffondere sempre di più la castrazione volontaria tra i maschi adulti, perché noi siamo convinte che solo in questo modo si riuscirà ad abbattere il livello di aggressività e di violenza e a vivere in un mondo migliore e più pacifico. Per questo abbiamo lanciato campagne di sensibilizzazione sempre più diffuse, attraverso i giornali, la televisione, internet. Il secondo scopo è quello di formare nuove leve di castratrici, di ragazze che vengono qui da ogni parte del mondo, ospiti del nostro college, a imparare le tecniche per applicarle nei loro paesi. Più tardi, se ha tempo, le farò vedere qualcosa di molto interessante. M. - Quindi lei ed Emily non siete più sole. H. - No, no, ormai siamo una grande società, se così si può dire. M. – E ci sono anche uomini che frequentano il vostro college e praticano questo tipo di lavoro? H. – Sì, alcuni ci sono. Sono naturalmente uomini che hanno vissuto l’esperienza della castrazione volontaria su se stessi e sono rimasti così colpiti dai risultati che hanno scelto di unirsi a noi in questa missione. Ci sono d’altra parte dei maschi che chiedono di essere castrati proprio da persone del loro stesso sesso, ma in generale devo dire che questa è un’attività molto più adatta per una donna, proprio per le particolari risorse che può mettere in campo nei momenti più delicati dell’operazione. M. - Vorrei togliermi una curiosità: quanti maschi avete castrato dall’inizio della vostra attività. H. - Oh, è difficile dire con precisione. Io ed Emily da sole abbiamo castrato centinaia di uomini, forse più di mille. Ma da quando abbiamo allargato la società, i maschi che abbiamo liberato dai testicoli, perché penso che si possa considerare una vera e propria liberazione, sono ormai diverse migliaia in tutto il mondo. M. - Un risultato che lei considera quindi positivo? H. - No, assolutamente. Qualche migliaio di uomini resi migliori a fronte di miliardi di maschi prigionieri delle secrezioni dei loro testicoli, non è un grande risultato! Il nostro obiettivo è quello di allargare sempre di più questa pratica, darle una diffusione di massa in tutto il mondo. Lei pensi solo alle guerre che si svolgono in tante parti del pianeta e che sono combattute quasi esclusivamente dai maschi, tendenzialmente violenti e aggressivi. Pensi se le nostre ragazze potessero intervenire su questi soldati e riuscissero a abbassare, portandolo vicino allo zero, il livello di testosterone: la pace sarebbe assicurata molto più facilmente che attraverso le inutili trattative tra i leader delle nazioni, che di solito sono anch’essi maschi aggressivi. Basterebbe un piccolo taglio sullo scroto, anzi in questo caso sarebbe molto più rapida la soluzione dell’applicazione delle tenaglie, e molti problemi si risolverebbero subito. M. - Se capisco bene, lei sarebbe quindi favorevole ad estendere la pratica della castrazione maschile a macchia d’olio in tutto il mondo. Ma non si metterebbe a rischio la continuità della specie con tutti questi eunuchi? H. - Intanto noi preferiamo chiamarli eunochi. La parola eunuco deriva dal greco eunè-letto e èchein-custodire, riferendosi ai guardiani degli harem, buoni custodi della virtù femminile, ma noi ne abbiamo modificato l’etimologia, facendola derivare da eu-buono e noos-mente: l’eunoco per noi è colui che è in grado di pensare bene, perchè la sua mente è stata liberata dal condizionamento delle secrezioni delle ghiandole sessuali. Ma tornando alla sua domanda, devo dirle che non c’è assolutamente il rischio di estinzione della specie aumentando il numero degli eunochi nel mondo. Lei pensi che una minima quantità dello sperma che si produce ogni giorno sarebbe sufficiente per garantire la riproduzione della specie. Invece se ne sprecano ogni giorno tonnellate e tonnellate. Da uno studio che abbiamo condotto, ogni giorno si producono nel mondo da 300 a 900 quintali di sperma, mentre per garantire la riproduzione del genere umano, agli attuali livelli, secondo una nostra stima, sarebbero più che sufficienti 30 chili giornalieri di seme! Dunque siamo di fronte ad una vera e propria orgia eiaculatoria, che comporta uno spreco enorme di energie e soprattutto un surplus incontrollabile di tensione e di aggressività nei maschi che condiziona la vita di tutti gli esseri umani e prima di tutto delle donne. E’ come se una tubazione destinata a portare acqua per irrigare i campi avesse un diametro troppo grande e una pressione troppo forte: questo getto potentissimo finirebbe per procurare solo danni, per rovinare le coltivazioni, ma se noi diminuiamo la portata e la pressione della tubazione, ecco che la quantità d’acqua che fuoriesce è adeguata per rendere fertili i terreni senza procurare disastri. D’altra parte la saggezza contadina ha capito le dimensioni del problema e ne ha individuato la soluzione da migliaia di anni. Come l’uomo ha cominciato ad allevare animali, si è subito reso conto che la castrazione dei maschi era la condizione indispensabile per svolgere questa attività in modo sicuro e redditizio. In un allevamento di cavalli, di vitelli, di maiali o di altro, quanti maschi vengono mantenuti integri? Pochissimi, forse uno su cento, gli altri vengono castrati fin da giovani per renderli docili, adatti al lavoro o all’ingrasso. Come si potrebbe controllare un allevamento con centinaia di tori, di verri o di stalloni? Sarebbe impossibile ed oltremodo pericoloso. Dunque il contadino, con saggezza e lungimiranza, applica il nostro principio da secoli e secoli e le specie allevate non si sono certo estinte. Lo sperma di quei pochi esemplari integri è più che sufficiente per la riproduzione. Oggi poi si sono sviluppate le tecniche di inseminazione artificiale e la quantità di sperma necessaria per la riproduzione è ancora diminuita. La produzione di uno stallone è sufficiente per ingravidare centinaia di cavalle anche a grande distanza. Perché dunque non applicare questi elementari principi anche al genere umano? Noi stessi abbiamo da tempo aperto un centro per la conservazione del seme. Chi intende partecipare al nostro grande progetto per la castrazione volontaria senza perdere la possibilità di riprodursi in un secondo tempo, può far congelare il proprio seme e può richiederlo anche a distanza di anni. E’ un servizio che offriamo gratuitamente, anche perché in questo modo la castrazione potrebbe essere accettata anche dai maschi più giovani e dalle loro stesse compagne. M. - A quale età, secondo lei, sarebbe consigliabile la castrazione? H. - Oltre l’80% dei nostri clienti ha più di 40 anni, ma io sposterei questo termine molto prima, al massimo intorno ai 25, se possibile anche prima. A quell’età chi ci tiene a riprodursi in modo diretto ha già avuto la possibilità di farlo. Chi non l’ha fatto potrebbe congelare il proprio seme. Tra l’altro, abbiamo anche avviato alcune sperimentazioni, una per continente, in piccole comunità dove, d’accordo con le autorità locali, abbiamo introdotto delle forme di incentivazione per i giovani che si sottopongono alla castrazione monolaterale. Abbiamo verificato come questo tipo di intervento è già in grado di migliorare le condizioni ambientali generali e come successivamente molti optino per la castrazione totale. Comunque, devo dire che negli ultimi anni abbiamo avuto un sensibile aumento dei giovani e degli interventi che noi chiamiamo di coppia. M. - Cioè? H. - Guardi, la scorsa settimana si è presentata qui una coppia giovanissima, 23 anni lui e 25 lei. Avevano già due bambini e avevano deciso, insieme, che a quel punto l’asportazione dei testicoli di lui non avrebbe potuto che migliorare il loro legame. Lo abbiamo operato alla presenza della moglie, perché il loro accordo stabiliva che come lui aveva assistito e partecipato al parto, lei avrebbe assistito alla sua castrazione. Un modo per rinsaldare sempre più il oro legame. Lei è stata tenerissima, mentre preparavamo i ferri lo ha accarezzato e fatto partire nella sua bocca, poi se ne sono andati via felici, tenendosi per mano. Io sono certa che il loro matrimonio è destinato a durare nel tempo, con reciproca soddisfazione e credo che tutti e due abbiano enormemente guadagnato da questa decisione presa di comune accordo. M. - Per raggiungere completamente gli obiettivi della vostra associazione forse sarebbe necessario rendere obbligatoria la castrazione per legge. E’ a questa soluzione che puntate? H. - Certo, questo semplificherebbe le cose, ma non credo che sia possibile, per lo meno oggi e per molto tempo ancora. In un lontano futuro, chissà che non si raggiunga questa consapevolezza. Per il momento io credo che si debba soprattutto cercare di allargare questa pratica, di diffondere la mentalità giusta. La nostra fondazione si batte proprio per questo. M. - Mi pare di capire che la fondazione disponga di fondi cospicui. A questo proposito le chiedo: quanto paga uno dei vostri clienti per farsi castrare? H. - Nemmeno un centesimo! La castrazione è completamente gratis! Lo scriva sul suo giornale: la nostra è una missione, una grande iniziativa per scopi umanitari. Non abbiamo mai fatto pagare nessuno, anche perché ciò potrebbe causarci delle conseguenze sul piano legale, ma è pur vero che quasi tutti i nostri clienti fanno delle donazioni, dei versamenti alla nostra fondazione. E’ questo il patrimonio di cui disponiamo ed è il segno tangibile che gli uomini che fanno questa scelta ricavano tali vantaggi nella loro vita da portare gratitudine verso di noi, gratitudine che esprimono con concrete forme di sostegno al nostro lavoro. M. - Vorrei farle ancora una domanda. Lei prima mi ha detto che il suo legame coniugale è molto forte, nonostante l’operazione a cui ha sottoposto suo marito, in modo perfino un po’ brutale. Ma c’è anche un legame sul piano sessuale tra voi oppure le sue condizioni... H. - Ma sicuro che c’è. Io e John continuiamo a fare l’amore tutti i giorni, anche se non siamo più dei ragazzini, e le garantisco che nessun uomo sarebbe in grado di darmi le soddisfazioni, gli orgasmi pieni e gioiosi che mi dà lui. Siamo così affiatati che talvolta ce la ridiamo di gusto quando io gli ricordo il giorno in cui, legato sul nostro letto matrimoniale, scalciava come un mulo e sbavava come un cavallo mentre io lo castravo con la forza. Ma qui c’è un grosso pregiudizio da sfatare. Molti pensano che gli uomini con i testicoli siano amanti migliori di quelli che non li hanno più. E’ esattamente il contrario. L’uomo con i testicoli è dominato da essi, nel rapporto con una donna pensa solo a scaricare il suo membro tra le gambe della compagna. E’ frettoloso, pensa solamente a soddisfare se stesso. L’uomo che è stato castrato sviluppa invece delle sensibilità molto diverse. Sa usare tutte le parti del suo corpo in modo appropriato ed è molto attento al piacere della compagna. Non c’è paragone. Immagino che lei abbia un partner, un marito o un fidanzato. M. - Sì, sono sposata per la terza volta. H. - La terza volta!? Non deve aver raccolto molte soddisfazioni dai suoi compagni. Provi a passare una serata con uno dei nostri eunochi che vivono qui nella comunità e si renderà conto di avere sprecato il suo tempo finora. Sarà lei stessa a proporre al suo uomo di farsi castrare. H. - Non è il tipo, non credo che accetterebbe mai! H. - Non è detto, non è detto, bisogna conquistarlo all’idea a poco a poco, con argomenti convincenti. Ma adesso, se non ha altre domande, la invito a venire con me, abbiamo due casi da trattare oggi, con due tecniche diverse, e le farò vedere all’opera le ragazze del nostro college, molto giovani e molto brave. Miss Helen mi conduce a visitare il complesso, l’edificio della fondazione da cui partono tutte le iniziative, la pubblicazione di libri, opuscoli, l’organizzazione di campagne pubblicitarie e di conferenze..., la foresteria dove miss Helen mi presenta parecchi uomini, alcuni in attesa dell’operazione, altri che la hanno da poco realizzata. Entriamo nella prima sala insieme ad un uomo sui quarant’anni. All’interno lo stanno aspettando una istitutrice, una signora esperta sulla cinquantina, e un gruppetto di sei ragazze, tra le quali noto una cinese ed una africana. Le ragazze sono seminude, indossano solo una biancheria intima nera, che non riesce a nascondere quasi nulla delle loro splendide forme e due sono addirittura prive di slip. L’uomo viene fatto coricare sul lettino, le gambe aperte e sollevate sono bloccate su due appositi bracci, mentre anche i polsi vengono immobilizzati con delle robuste cinghie. L’istitutrice gli chiede se ha qualche desiderio particolare, se intende vedere zampillare un’ultima volta il prodotto dei suoi testicoli. L’uomo fa cenno di sì e subito le due ragazze senza slip si mettono all’opera. Una sta in piedi vicino al suo viso e gli offre il ventre da ammirare ed annusare, mentre la seconda lo accarezza fino a portarlo all’eiaculazione. Appena finito il getto liberatorio l’uomo chiede una sospensione, dice che ha bisogno di un attimo per riprendersi, poi comincia a dire che non si sente molto in forma e che forse è meglio rinviare l’operazione al giorno successivo. Capisco subito che quello è il momento critico dell’operazione, quello di cui mi aveva parlato Helen, ma dall’espressione dell’istitutrice e delle ragazze capisco anche che per i suoi testicoli non c’è più niente da fare. Infatti la ragazza che sta a fianco del lettino comincia ad accarezzare i capelli dell’uomo e a spingerne il viso verso il boschetto tra le sue cosce, mentre un’altra ragazza gli accarezza l’uccello e cerca di tranquillizzarlo: “Su, stai tranquillo, se proprio non te la senti, rinvieremo tutto a domani”. Intanto, però, noto che l’istitutrice le sta passando un bisturi e la esorta ad intervenire. La ragazza afferra con una mano lo scroto ed in quel momento l’uomo si rende conto dell’inganno, si irrigidisce di colpo e si mette a supplicare: “No, no, non fatemelo, non voglio essere castrato, vi prego, vi prego, aspettate!” La prima ragazza spinge ancora più decisamente il viso dell’uomo verso le sue cosce e gli dice: “Su, su, fai il bravo, vedrai che dopo sarai contento. Adesso annusa forte il mio profumo e non sentirai nulla”. Nello stesso momento la compagna pratica un piccolo taglio sulla parte inferiore dello scroto e comincia a spingere per far uscire il primo testicolo. L’istitutrice le spiega che il taglio è troppo piccolo e le dice di allargarlo di un centimetro. Subito sguscia fuori un testicolo che viene rapidamente reciso, poi tocca al secondo. La ragazza lega i cordoni ormai inutili e sutura con alcuni punti la ferita. Sono piuttosto interdetta e mentre usciamo dalla sala chiedo a Miss Helen: “Ma non succede mai che un maschio castrato in questo modo sviluppi un desiderio di rivalsa e attui una vendetta verso la donna che lo ha menomato?” “Menomato!? Noi non consideriamo assolutamente la castrazione una menomazione, caso mai un arricchimento, una crescita della persona. E poi, mia cara, devo dirle che i nostri pazienti non solo non sviluppano mai desideri di vendetta, ma casomai in loro cresce fortissimo il senso di riconoscenza, di devozione verso la donna che lo ha liberato dal peso, fisico e psicologico, delle sue gonadi. Casomai il problema di chi svolge questo lavoro è quello di dover contenere i sentimenti dei maschi che ha castrato personalmente. Io stessa sono stata talvolta costretta a raffreddare gli entusiasmi di alcuni pazienti. Quasi tutti, comunque, hanno continuato a scrivermi, a telefonarmi, a inviarmi doni, a venirmi a trovare. Provi a farlo con il suo ultimo marito – aggiunge ridendo – vedrà come le diverrà fedele e non avrà più bisogno di trovarsene un quarto o un quinto”. Intanto siamo entrate in un’altra sala. Dentro vi è una giovane ragazza vestita da amazzone, con tanto di stivali, berretto e frusta. Poco dopo viene introdotto un uomo, la ragazza gli ordina di spogliarsi e di mettersi carponi, quindi comincia a colpirlo con il frustino sulla schiena e sulle natiche facendolo muovere a quattro gambe attraverso la stanza. “Quest’uomo ha chiesto di essere trattato come un cavallo che viene castrato dalla sua padrona” – mi sussurra Miss Helen. La guardo perplessa. “Non c’è niente di male. Noi cerchiamo sempre di esaudire i desideri dei pazienti. Le fantasie sessuali possono essere di grande aiuto per il compimento della nostra missione e noi non le ostacoliamo di certo. Anzi, diamo ai pazienti anche la possibilità di scegliere la ragazza da cui vogliono farsi castrare. Questa ragazza, per esempio, è richiestissima. Abbiamo sempre una coda di prenotazioni per lei. I testicoli cadono nelle sue mani come le ciliegie mature dall’albero. Anche se non ha ancora compiuto vent’anni ha già maturato una grande esperienza e tra poco ritornerà in Francia, il suo paese natale, dove intende aprire un CCV, un Centro di Castrazione Volontaria. Sono certo che porterà un grande contributo alla nostra causa”. Intanto la ragazza, con ripetuti colpi di frusta, conduce l’uomo-cavallo verso un angolo della sala dove è stato preparato un giaciglio di paglia, lo costringe a sdraiarsi sulla schiena e si china per legarlo a degli anelli che pendono dal soffitto. “No, non legarmi! - la supplica l’uomo - Prometto che starò bravo, che starò fermo”. La ragazza si volge verso Miss Helen che le fa un cenno affermativo con il capo. “Normalmente – mi spiega Miss Helen – esigo che i pazienti siano sempre saldamente legati, in modo da evitare bruschi movimenti che potrebbero causare delle ferite: il nostro obiettivo non è sicuramente quello di fare del male, ma casomai del bene a chi si rivolge con fiducia a noi. Ma in questo caso consentirò una eccezione per farle vedere come la realizzazione di una fantasia renda le cose molto più semplici e sicure. Sono certa che non ci sarà nessun problema, anche perché questa ragazza è veramente brava.” La francesina, rimanendo in piedi, comincia a stuzzicare l’uomo sdraiato sotto di lei. Col frustino gli accarezza il pene che si indurisce sempre più e intanto gli parla: “Mi hanno detto che sei un cavallo molto birichino!” e inizia a colpire l’uccello duro con colpi sempre più decisi. L’uomo comincia a mugolare e improvvisamente lancia a quasi un metro di altezza fiotti di liquido bianco che ricadono sul suo ventre coprendolo di sperma. “Oh, sì, è vero, sei proprio un cavallo birichino – sorride la ragazza – ma adesso ti facciamo diventare buono.” Afferra un paio di lunghe tenaglie con particolari appendici piatte e le avvicina allo scroto dell’uomo che istintivamente si ripara con le mani. “Ah, ah! – Lo rimprovera la ragazza – Hai promesso di stare buono e fermo, altrimenti ti devo legare.” L’uomo ritrae subito le mani, la ragazza applica le tenaglie appena sopra uno dei testicoli, appoggia un piede sulla pancia del suo cavallo per bloccarne i movimenti e stringe improvvisamente con grande forza. L’uomo lancia un urlo e la ragazza cerca di consolarlo: “E’ questione di pochi secondi. Poi passerà tutto.” Tiene la presa saldamente per circa mezzo minuto, poi ripete l’operazione sopra l’altro testicolo. “Una castrazione perfetta!” Commenta Miss Helen e mi accompagna verso un grande monumento situato al centro degli splendidi giardini davanti alla Fondazione. Il basamento è circondato da statue di bronzo con attributi maschili in evidenza, i testicoli gonfi, il pene in perenne erezione. Alcuni di essi lottano contro dei serpenti che cercano di avvolgerli nelle loro spire, altri combattono ferocemente tra di loro, altri ancora cercano di violentare delle fanciulle, mentre alcuni sono rappresentati solitari mentre si masturbano in modo ossessivo. Sopra il basamento stanno invece le figure bronzee di un uomo e una donna, sono sdraiati su un fianco, in atteggiamento tenero, mentre si parlano e si accarezzano. Il pene di lui è in situazione di leggera erezione, ancora morbido e piegato su un fianco per mettere in evidenza che sotto è privo dei testicoli. L’espressione dell’uomo è dolce e serena, in netta antitesi con quella delle figure maschili che stanno più in basso. “Ecco, - mi dice Miss Helen – il mondo potrà veramente cambiare ed il rapporto tra i sessi migliorare quando riusciremo a diffondere il nostro messaggio su scala mondiale, quando la castrazione diventerà un fatto normale, quando gli eunochi non saranno più poche migliaia come oggi, ma milioni e milioni!” Rientrai a casa meditando su ciò che avevo visto e avevo sentito. All’inizio ero perplessa, ma col passare dei giorni cominciai a maturare la convinzione che le idee di Miss Helen erano valide e che la sua missione meritava un concreto appoggio. Inviai un assegno alla fondazione e invito tutte le lettrici della nostra rivista a fare altrettanto.
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