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Federica e Giulio si erano conosciuti in una circostanza non propriamente propizia. L’azienda del padre di lei, un tempo florida e redditizia, stava attraversando una crisi di liquidità a dir poco drammatica e ciò che si profilava all’orizzonte erano nubi nere e minacciose; l’idea di aprire al più presto una procedura fallimentare rimaneva l’ipotesi più accreditata a meno che non fosse successo un miracolo. Ma a volte la vita è beffarda e riserva sorprese inattese e controverse. Giulio era l’amministratore delegato della più grossa azienda concorrente presente sul mercato; di ottima famiglia, educato, brillantemente laureato ed inserito da anni nell’azienda di famiglia ne curava gli affari con grande dedizione e competenza. Fu contattato da uno dei membri del collegio sindacale dell’azienda di Federica, che aveva conosciuto e frequentato a lungo dividendo con lui la passione per il golf. S’incontrarono a breve ed discussero in dettaglio della possibilità di una acquisizione che Giulio da tempo considerava come l’unico modo per far passare la propria azienda ad un livello più consono alle aspettative del mercato ed alla propria strategia di potenziamento. Fu fissato un primo incontro immediatamente dopo che il professionista ebbe illustrato alla famiglia di Federica la possibilità di uscire dalla situazione drammatica in cui versava l’attività senza perdere quanto acquisito in vent’anni di lavoro e di risparmio. L’incontro si rivelò per Giulio, al di la delle disquisizioni tecniche e finanziarie che riguardavano il progetto, un’autentica folgorazione. Federica entrò nella sala riunioni quasi al termine dell’incontro, quando oramai l’oggetto dei discorsi aveva preso una piega di circostanza che verteva più sugli aspetti umani ed emotivi della vicenda piuttosto che su quelli squisitamente finanziari.
La vide entrare e fu come se il cuore gli si fermasse. Colse dapprima la sua personalità, come se questa avesse avuto un’aurea magnetica che ne precedeva il corpo, lunghi passi che suonavano perfino sulla moquette dell’ampia sala. Una falcata ampia, elastica e nel contempo flessuosa, di una sensualità aggressiva. Si alzò dalla poltrona quasi di scatto, come se una scossa elettrica gli avesse percorso i glutei e la base della schiena. Ebbe il coraggio di guardarla in viso e ciò che vide lo lasciò stupito. Federica non era quello che si può dire una bella donna, la bocca grande, il naso leggermente aquilino, gli occhi nerissimi, come i capelli di un nero lucido e tagliente come l’ossidiana, leggermente mossi, le cadevano sulle spalle in un susseguirsi si onde morbide. Lei lo squadrò rapidamente mentre gli si avvicinava, per prima gli tese la mano in un gesto solo apparentemente cortese. Giulio vide quasi una spada avanzare verso di lui, dita sottili, unghie lunghe, affusolate, laccate di nero, come il tailleur, le calze, i decoltè dal tacco alto. Uno schianto. Non sorrideva, lo squadrava dritto negl’occhi senza perdere la visione d’insieme. Si vedeva che era ricco ed aveva buon gusto nel vestire. Sobrio ma elegante, non conformista nella scelta dei tessuti, delle scarpe, dei dettagli. Nell’azienda Federica era il capo del personale, non avrebbe trovato un ruolo più adatto per la propria personalità. Centoquaranta dipendenti, una decina d’impiegati, tre dirigenti, pane per i suoi denti, bianchissimi, quasi luminosi in quella bocca dai tratti taglienti, sottili. Si accomodò sulla poltrona a fianco a quella di Giulio, egli percepì allora il suo profumo, muschio bianco, quasi una nota dolce fuori posto, in quel mare di sensualità aggressiva. Non pronunciò altre parole, rimase in silenzio guardando l’uomo senza tradire i pensieri, senza lasciar trapelare emozioni, una femmina con gli occhi di un falco, attraente e glaciale allo stesso tempo, e fatale, ma quanto fosse fatale, Giulio lo avrebbe scoperto dopo, quando oramai sarebbe stato troppo tardi. Finirono “a letto” per la prima volta prima che le procedure di acquisizione aziendale fossero concluse. Naturalmente lo aveva voluto lei, così ruvida nell’affrontare le scelte della vita, così diretta, micidiale. Lo aveva deciso in un’ottica più ampia, di largo respiro. Lo avrebbe assoggettato, ne avrebbe fatto il proprio schiavo, il proprio servo e il proprio marito e, con il tempo, un proprio dipendente. Sapeva come fare, dentro di se aveva quanto le serviva per ridurre quell’uomo ad uno straccio, per annientarne la personalità, per piegarne il carattere, per dilaniare la sua sessualità facendola diventare un soffice zerbino su cui posare i suoi piedini, affusolati e crudeli, così seducenti nelle loro appendici laccate di smalto nero, così spietati nel calpestare il corpo di un maschio. Per Giulio fu molto più di uno shock, fu uno scontro frontale con una sessualità soverchiante e crudele, sia emotivamente che psicologicamente. L’impatto con la fisicità sessualmente dominante di Federica fu invece una conferma. Fino a prima di conoscerla si era sempre limitato ad un sesso per così dire “standard” senza variazioni significative ma c’erano piccoli segnali che lo inducevano a sospettare di essere anche attratto da qualcosa di più torbido e decisamente meno convenzionale, il suo cuore andava in allarme ogni qual volta sentiva il ticchettio di un paio di scarpe alte risuonare in un corridoio, le immagini sadomaso tanto apprezzate dai creativi pubblicitari attiravano la sua attenzione oltre a quanto avrebbero dovuto, ed infine, quando si trovava in intimità con qualche amica quando la sua gonna cadeva a terra svelando il pube appena ricoperto dal sottile tessuto degli slip doveva trattenersi dall’inginocchiarsi innanzi a quella meraviglia e rendervi omaggio posandovi sopra le labbra, in un primo innocente saluto. Premesse del tutto congeniali ad accogliere senza troppo stupore il vento impetuoso rappresentato dall’aggressività dominante della sessualità di Federica. Il primo approccio fu il preludio. Lei rimaneva dura, apparentemente indifferente, una valutazione superficiale avrebbe detto fredda, ma il fuoco era sotto le braci appena coperte da un velo di cenere. Lo aveva stuzzicato fin da quando erano entrati nell’ascensore, si era fatta baciare il collo e le piccole orecchie, lui aveva indugiato nel baciarle teneramente la nuca, all’attaccatura dei capelli. Piccoli baci, sospiri, carezze fatte con le labbra. Lei era andata giù dura, subito. Aveva artigliato con le sue lunghe dita affusolate l’erezione del maschio attraverso il leggero tessuto dei calzoni. Aveva riso soddisfatta sentendosi riempire il palmo da un calore palpitante, da una carnale quanto appassionata espressione di desiderio. Lo aveva ghermito tenendolo stretto, segandolo piano, lentamente ma stringendo forte e spingendo a fondo fino a che pelle o tessuto o forse entrambi, rendevano impossibile spingersi oltre. - Spogliati! – aveva detto con imperio, quasi con impazienza appena varcata la soglia del suo appartamento. Lei era rimasta immobile, a braccia conserte, nel suo abitino nero, terribilmente sexy con i capelli scompigliati, quelle calze velate, quei tacchi altissimi. Lo aveva visto mettersi a nudo, rivelando un corpo slanciato ed armonioso, nessuna donna non ne sarebbe rimasta compiaciuta. Un metro e novantatre centimetri di modi gentili, cortesi, educati a compiere gesti controllati; nudo dava l’impressione di un uomo forte, determinato, ma lei lo guardava come fosse una vittima, lo guardava con gli occhi spietati del carnefice. - Inginocchiati!- Giulio eseguì prontamente, quasi si fosse aspettato quell’ordine. Gli riuscì così facile, così naturale da rimanerne sbalordito, stupito dalla naturalezza di quell’obbedire ad un’ ordine così insolito, così esplicito. Gli si avvicinò lentamente, con quel suo passo flessuoso e sfrontato. Lui percepì nuovamente l’onda di muschio bianco, quell’essenza che pareva intossicarlo facendolo sentire come una mosca imbrigliata nella tela del ragno. Con una foga tale da esser scambiata per rabbia si era liberata degl’abiti rimanendo come una statua perfetta, coperta solo dal minuscolo perizoma, le autoreggenti e gli stiletti che portava ai piedi. Giulio temette che il suo cuore si fermasse. Era sempre stato attratto dalle donne un po’ vistose, molto, forse troppo femmine, ma ciò che aveva innanzi agli occhi era un vero e proprio concentrato di femminilità con due ingredienti aggiuntivi che la rendevano assolutamente irresistibile: crudele malizia e fredda determinazione. Qualsiasi cosa passasse per la testa di quella donna era stata ispirata, forgiata, modellata dalla sua straordinaria femminilità. Una femminilità tanto affascinante quanto crudele. Gli si avvicinò fin quasi a sfiorarlo. - Allarga le gambe! – Giulio eseguì, inebriato dal suo profumo e da ciò che i suoi occhi avevano a pochi centimetri. – Non voglio sentirti dire una sola parola, silenzio… capito ? Puoi fare un cenno con la testa, solo si, o no, non desidero altro. Mi hai capito ? – Un cenno d’assenso, il primo di una lunghissima serie, fece ondeggiare i capelli dorati di Giulio che per un attimo sembrò consapevole del proprio destino. - Ora ascolta bene Giulio, ciò che sto per dirti lo sentirai solo una volta, non intendo ripeterlo se non per ribadire le nostre reciproche posizioni ed aspettative. Voglio fare di te il mio schiavo, voglio che tu faccia del tuo amore un atto di devozione, voglio che tu rinunci ad ogni piacere e faccia del mio, il tuo unico obiettivo. Voglio che mi consideri la tua regina, senza limiti, senza remore, senza ripensamenti. Voglio che tu, mi risponda… subito! Giulio credeva d’essere vittima di allucinazioni, forse stava per sentirsi male, forse il profumo di Federica oltre ed essere inebriante era anche tossico, chissà. La testa gli girava un pochino ed aveva preso a sudare anche se era nudo come un verme e non faceva poi tutto quel caldo. Per un istante credette di svenire ma Federica aveva sporto il bacino in avanti, il perizoma gonfio di lanugine corvina si era fatto d’un tratto vicinissimo e lui, ne aveva percepito l’odore. Come un amo abilmente camuffato da un’esca particolarmente prelibata quell’odore era penetrato nel cervello di Giulio facendo cortocircuitare tutti i pensieri, i ragionamenti, la saggezza, la pacatezza, l’equilibrio… era tutto saltato quando i ferormoni di quella femmina spietata avevano pervaso il cervello dell’uomo, spazzando via ogni residua resistenza. I secondi, i minuti passavano senza che Giulio riuscisse a distogliere gli occhi da quel triangolino di stoffa leggerissima. Ondeggiava impercettibilmente, le ginocchia cominciavano a dolere. Poi accadde. L’immobilismo di Federica ebbe fine, la sua gamba destra si mosse lentamente in avanti, la coscia velata sfiorò il volto di Giulio, il luccicante chabot, appuntito come una lancia, cercò il sacchetto dei testicoli, vi si posò sopra, imprigionandoli contro il pavimento, tastandoli e intrappolandoli con la punta, giudandoli con leggere spinte al centro della suola, proprio sotto le dita. - Ti schiaccio – disse con un sussurro che rivelava il suo coinvolgimento. - Se non rispondi subito tolgo il piede, ti rivesti e te ne vai. Adesso! – Quell’imperiosa richiesta fu accompagnata da un aumento della pressione sullo scroto di Giulio. Sentì una sorda vampata di dolore mordergli il ventre, lo sfintere che cedeva, si dilatava. Chi era, cos’era, come si fosse trovato in quella situazione, mille domande assillavano la sua mente incapace di trovare un ordine, una precedenza. Per un attimo si sentì come un flipper andato in tilt per gli eccessivi scossoni. Il cervello non reagiva, ma… purtroppo, qualcos’altro del suo corpo aveva reagito, e lo aveva fatto in modo primitivo, istintuale, fornendo una risposta ineludibile, chiara quanto definitiva. Nonostante i testicoli martoriati, il suo cazzo era eretto, pulsante, sobbalzante. Era certamente l’erezione più frustrante ma anche più sincera, rivelatrice di ciò che si era negato essere per anni. In ginocchio, con i testicoli sotto il piede di una donna, quello, e non altro, era il suo posto. Mentre lacrime salate gli percorrevano le guance, Giulio assentì, scuotendo il capo in cenno di accettazione. Come nei cani che combattono ed il soccombente si distende a terra, aprendo le zampe posteriori, offrendo il ventre indifeso alle zanne del vincitore, Giulio divaricò ulteriormente le sue cosce, offrendosi alla sua dominatrice, senza riserve, senza remore, senza rimpianti. Quello, era il suo posto, l’unica certezza in un oceano di dubbi e di timore.
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